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Domini Castellare di Castellina Rocca di Frassinello

Domini Castellare di Castellina Rocca di Frassinello
Domini Castellare di Castellina Rocca di Frassinello

Sangioveto 60%, Merlot (20%), Cabernet Sauvignon (20%). Un vino riuscito ai vertici massimi fin dalla prima vendemmia, quella del 2004. Un vino da grande competizione, secondo Christian Le Sommer, l’enologo di Les Domaines Baron de Rothschild-Lafite, che lo ha realizzato insieme ad Alessandro Cellai. L'affinamento prevede 14 mesi in Barrique nuove per l'80% e 12 mesi in bottiglia.

Bottiglia 750ml

  • Disponibilità: 6
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45,00€
Imponibile: 45,00€

Rocca di Frassinello si trova sulla collina di destra andando verso Nord che si forma ai due lati della vecchia Aurelia e che, grazie alla prima grande strada romana, forma una sorta di canyon nel quale si infila il vento di mare proveniente dalla piana fra Castiglion della Pescaia e Grosseto, una brezza costante che toglie qualsiasi umidità e mitiga ancora di più il clima sia d’inverno che d’estate. Dall’alto di quella collina si vede il mare oltre Marina di Grosseto fino al Parco dell’Uccellina. Rocca di Frassinello nasce da una joint venture italo francese per cui, nei quasi 90 ettari di vigne, sono presenti sia vitigni italiani - Sangioveto e Vermentino - sia vitigni francesi - Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e Shiraz. I vini di Rocca di Frassinello sono tutti blend ad esclusione di Baffonero - challenger di Masseto nello spirito dell’America’s Cup, il più famoso vino italiano dei nostri amici Marchesi Frescobaldi, proprietari di Ornellaia - che è 100% merlot. Esattamente l’opposto della filosofia di Castellare di Castellina dove i vitigni autoctoni non sono resi blend con quelli internazionali. La prima vendemmia ufficiale è stata quella 2004 con circa 130 mila bottiglie prodotte.

Rocca di Frassinello ha scelto Renzo Piano, tanto quanto Piano, a sua volta, ha scelto Rocca di Frassinello. I motivi risiedono nell’antica amicizia che lo lega a Paolo Panerai e nel retaggio familiare di un padre produttore di vino, in particolare di Dolcetto. Piano ha concepito una cantina essenziale nelle forme e pensata non per essere un monumento al committente o al vino ma esaltando la funzionalità di quello che è, e rimane, uno stabilimento, un luogo dove si svolge un lavoro produttivo, certo particolare, rituale, quasi sacrale, ma allo stesso tempo umile. Solitamente le cantine hanno uno sviluppo progressivo ed orizzontale dei locali per assecondarne l’ordine produttivo: dalla tinaia, alla barriccaia fino ad arrivare al magazzino. Piano ha rivoluzionato questa concezione degli spazi ponendosi la domanda di qual'è il cuore di una cantina. La risposta: la barriccaia, il luogo ove il vino si eleva ossia migliora la sua qualità rimanendo il giusto tempo in botte o in bottiglia, che Piano pone al centro della Cantina, sottoterra per mantenere naturalmente stabili umidità e temperatura. Un grande quadrato di 40 metri per 40 con un immenso solaio che si regge senza il sostegno di alcuna colonna. Intorno, come una cornice larga 20 metri, la distribuzione di tutte le funzioni del ciclo produttivo. Su due lati sono distribuiti i tini in acciaio e, sopra ciascuno di essi, vi è un chiusino che si apre sul tetto sovrastante che altro non è se non il grande piazzale nato dalla copertura della barriccaia (il sagrato, lo chiama Piano). In vendemmia, l’uva portata in piccole cassette ai tavoli di selezione, proprio da quei chiusini scende per caduta nei tini di fermentazione, evitando così l'utilizzo di pompe che causerebbero stress all'uva, deteriorandone la qualità. Sugli altri due lati sono tutte le altre funzioni: imbottigliamento, stoccaggio, funzioni di magazzino e logistica.